6 Maggio 2020

“LA NOSTRA RAZZA”

Cari Colleghi,

per un complesso di circostanze sono colpevolmente riuscito a leggere “Il Sole 24 ore “ di ieri soltanto stamattina presto e mi sono rammaricato di non averlo letto  in tempo utile per utilizzarne parte del contenuto in occasione dei miei consueti pistolotti nel momento dei giuramenti di coloro che decidono di intraprendere l’ostico percorso dell’esercizio dell’Avvocatura.

Ieri infatti hanno giurato due praticanti e due avvocate (tutte di genere femminile, cosa per me positiva, dato il maggiore senso pratico ed il più accentuato spirito di solidarietà che le donne possiedono, caratteristiche  indispensabili per riconciliare il mondo con l’umanità …) con modalità inedite, con il Consiglio presente fisicamente nei soli soggetti necessari per la sottoscrizione del verbale ed il resto dei Consiglieri che si affacciavano da una scatoletta posata sul banco del Collegio dell’Aula F.

Alle giovani Colleghe è dedicato questo mio breve scritto, con l’auspicio che siano le uniche ad aver dovuto giurare con le modalità del tempo dell’ epidemia.

Tornando a “Il Sole 24 Ore”, ho ivi letto in una pubblicità di soggetto evidentemente collocato in Piemonte, la traduzione in italiano, di una poesia dialettale di Nino Costa,  dal titolo “rassa nostrana” che mi sembra esprimere dei valori fondamentali per gli avvocati, massimamente per noi che tra i “bogia nen”  piemontesi,  anche per ragioni geografiche, siamo quelli in cui maggiormente si è condensato, almeno nell’accezione comune, lo “spiritus loci”.

Ne riporto un brano  perché, anche se personalmente distantissimo dalla poesia, mi ha particolarmente colpito:

Dritti e sinceri, quel che sono appaiono: teste quadre, polso fermo e  fegato sano, parlano poco ma sanno quel che dicono, anche se camminano adagio vanno lontano [ … ] Gente che non risparmia tempo e sudore, razza nostrana, libera e testarda…”

Al posto delle paludate banalità che sono solito pronunciare in occasione dei giuramenti, care Eleonora, Serena, Sofia e Virginia, questo Vi avrei detto ieri: quanto il poeta attribuisce a noi piemontesi (personalmente mi si allarga il cuore quando sento soggetti con una pigmentazione diversa dalla mia che parlano con una lieve inflessione dialettale, mostrandosi dunque piemontesi) rappresenta il distillato delle caratteristiche del buon avvocato, a maggior ragione se esercita nei luoghi della possente e paziente Cuneo.

Con la consapevolezza che lo “spirito del gregge” viene trasmesso a tutte le pecore che ne fanno parte, bianche o nere che siano.

Perdonate se, al momento di un (ancora più) difficile inizio persisto nel tediarVi con le elucubrazioni di un vecchio avvocato che ancora si illude.

Un caro saluto.

Claudio Massa

Modificato: 8 Aprile 2021