Ricordo dell’Avvocato Gianni Vercellotti

Dalla commemorazione dell’Avv. VERCELLOTTI dell’11 febbraio 2016

 

IL RICORDO DELL’AVV. CLAUDIO STRERI

Il 19 novembre 2015, in questa stessa aula, celebravamo un giorno di festa per l’avvocatura cuneese, abbinando il giuramento di un gruppo di giovani colleghi  alla consegna delle medaglie per i cinquant’anni di toga.

Una di queste medaglie la consegnammo proprio a Gianni Vercellotti. In quell’occasione ebbi a  esprimere  l’emozione che mi derivava dall’insignire della medaglia colui che era stato il mio dominus, colui presso il quale avevo svolto la pratica forense.

Mai avrei pensato che ben altra emozione e commozione avrei dovuto provare. Quella di oggi , quella del ricordo di Gianni  dopo  la sua dolorosa  improvvisa scomparsa.

In quell’occasione l’omaggio che volli rivolgergli aveva le caratteristiche del piacevole e un po’ nostalgico ricordo dei  tempi passati ed era quindi molto personale, fondato su percorsi comuni e visto dal soggettivo angolo visuale del giovane praticante che aveva scoperto un maestro non solo di professione  ma anche di umanità.

 

Oggi, l’omaggio che voglio tributargli    è quello di tutta l’avvocatura cuneese che ha perso uno dei suoi più illustri esponenti, è l’omaggio ad un collega che  ha incarnato al meglio i valori dell’avvocatura

La nostra  professione è fatta di storia e tradizione; la scomparsa dei colleghi ci rattrista enormemente al di là di una specifica conoscenza perché la loro morte impoverisce comunque l’intera nostra categoria.  Parafrasando   i celebri  versi di John Donne “Ogni morte d’uomo mi diminuisce,
perché io partecipo all’Umanità”  posti come  esergo a “Per chi suona la campana” di Ernest Hemingway, potremmo dire che la morte di ogni collega   ci diminuisce in quanto avvocati  e partecipi dell’avvocatura.

I nostri principi passano attraverso l’esempio di chi ci ha preceduti e tutti noi ci ritroviamo più soli quando ripensiamo ai colleghi che sono scomparsi. Il loro ricordo non è mai mera retorica, è il doveroso omaggio ad una parte della nostra stessa vita professionale, del nostro essere stati formati come uomini e come avvocati: con la loro scomparsa perdiamo sempre anche una parte di noi stessi.

In questi giorni in molti hanno ricordato GianniVercellotti per i suoi impegni pubblici, per quello che ha fatto a favore della comunità in cui viveva, ed anche per la sua curiosità della vita  che si esprimeva nell’amore per i viaggi e per la cultura.

In quest’aula, io  oggi ricordo il Vercellotti Avvocato, ricordo il suo essere stato  profondamente avvocato ed il suo avere incarnato  quei valori e quei comportamenti che devono connotare questa professione e chi la pratica.

 

L’IMPEGNO CIVICO

E un primo aspetto lo rintracciamo proprio nell’impegno pubblico di Gianni Vercellotti; badate bene, questa è stata ed è una caratteristica  della nostra professione non  ispirata a  mere ragioni di visibilità o di potere,  ma derivante  dalla cultura della professione forense : la storia moderna e contemporanea di questo paese ha visto gli avvocati protagonisti della costruzione di una classe dirigente democratica fin dalla  Resistenza; i migliori fra noi, come Gianni, hanno vissuto questo impegno come un autentico servizio civile senza tornaconto, che era strettamente congiunto alla formazione ed alle competenze dell’ avvocato.

In politica lui era sostanzialmente un repubblicano, nel senso però che si dà in Francia  al termine rèpublique , l’insieme di senso dello Stato e di coscienza dei diritti civili di libertà  e della democrazia; ed era  molto critico nei confronti della politica italiana.

A volte , per amore di paradosso , si dimostrava elitario, ma non certo a favore di una élite di censo o di denaro, anzi; ricordo quando mi diceva  che non era giusto che contasse allo stesso modo il voto di quel tale professionista, noto più per le sue malefatte che per le capacità professionali , e quello di un  certo suo amico, di famiglia operaia, che era onesto e  intelligente.

 

L’UMANISTA, DIRITTO E DIRITTI

Se l’umanesimo è stato il  movimento ideologico culturale  che afferma la dignità degli esseri umani, Gianni Vercellotti era sicuramente un umanista e non solo per cultura o perché poteva essere per lui un modello l’”uomo integrale” di Leon Battista Alberti: ogni vero avvocato dovrebbe essere un umanista perché il ruolo di tutela dei diritti e del diritto passa necessariamente attraverso l’affermazione della dignità dell’uomo: è il diritto stesso che afferma e manifesta la dignità di ogni singola persona.

Gianni credeva fermamente nel diritto come strumento di regolazione sociale ma anche  e soprattutto come mezzo per la difesa della dignità: mise questa sua idea al centro di molte battaglie processuali; ne ricordo una in particolare, quando proponemmo un ricorso di urgenza per ottenere che venissero eliminati i vetri che si frapponevano fra i detenuti ed i loro famigliari nel supercarcere di Cuneo: battaglia che non si aveva la possibilità di vincere in quel momento storico e che, ovviamente, non produceva onorari, ma fatta per testimoniare l’obbligo del  rispetto della dignità della persona.

In questo senso l’avvocato Vercellotti era “partigiano”, nel senso indicato da Gramsci , e cioè uno che “prendeva parte”, non era indifferente.

 

SENSO ETICO : DIFENDERE IL REO, NON IL REATO

Gianni aveva un  grande senso etico e così come credeva nel diritto era intransigente nel pretendere , da sé stesso per primo, la massima attenzione ai doveri. Per lui , nell’esercizio della professione non c’erano scorciatoie lecite; era severo con sé stesso e con gli altri  e predicava – e praticava – la massima autonomia dal cliente , rinunciando al mandato  se necessario.

Chi non aveva tempra veniva bollato con l’ aggettivo “modesto”, che Gianni pronunciava  con un briciolo di enfasi , magari per farsi poi una risata.

 

GENEROSITA’, FIDUCIA NEI GIOVANI

Sono stato , come gli altri colleghi  che hanno lavorato con lui, beneficiato dalla sua generosità e dalla fiducia che dava a  chi lui riteneva degno di meritarla. Fui il suo primo praticante e mi diede tutte le occasioni per crearmi un mio spazio, senza le gelosie professionali  che  a volte hanno certi domini nei confronti dei praticanti o dei collaboratori di studio  e che li spingono a limitare il loro percorso professionale, in un rapporto quasi autoritario.

Ero appena diventato procuratore  legale quando  mi associò in un processo per omicidio in Corte d’Assise; al suo fianco , mi trattava come un collega sul suo stesso piano, lui  che a poco più di quarant’anni era già un penalista affermato anche fuori Cuneo e che  quando andavamo insieme a Torino era considerato uno di loro dal fiore dei penalisti di quella città , che è a dire , all’epoca, quantomeno del nord Italia e non solo.

 

L’INNOVATORE

Gianni Vercellotti è stato il penalista cuneese che ha segnato il passaggio dalla vecchia scuola, basata molto sulla retorica e sul bello stile oratorio, a quella moderna, tecnica, essenziale , fondata sulla efficacia dell’argomentazione logico – giuridica; e questo con uno stile serrato, conciso e denso di idee e di cultura, che inchiodava l’attenzione dell’uditorio.

Sempre nel massimo rispetto dei ruoli di giudici e parti, ma senza indulgenza  né tantomeno piaggeria, sostantivo che, se tutti fossero come lui , non avrebbe senso né ragione di esistere.

Ricordarlo vuol dire sforzarsi di seguire il suo esempio nel nostro essere avvocati; la morte non solo non cancella il ricordo di chi ha ben operato, ma come il Foscolo de “I sepolcri” dobbiamo dire che  a “egregie cose” ispira il nostro animo il raccoglimento avanti  le “urne dei forti” .

E Gianni Vercellotti era sicuramente un “forte”.

Cuneo, 11 febbraio 2016

Claudio STRERI

 

 

____________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

È mancato ieri sera, attorno alle 18, l’avvocato Gianni Vercellotti.

Stando a quanto riporta l’edizione odierna de LA STAMPA on line, “Sarebbe stato stroncato da un infarto nella sua abitazione a Borgo San Dalmazzo, in via Tesoriere. La moglie Laura ha dato l’allarme, vani i soccorsi da parte dell’équipe medica del 118. Da una quindicina di giorni non stava benissimo in seguito a una caduta che gli aveva provocato la lesione di alcune costole. Aveva infatti rinviato il Consiglio dell’Atl del Cuneese, di cui era presidente dal 1999, da giovedì scorso all’11 febbraio per motivi di salute. 

Nato a Genova nel 1939, era stato tra i fondatori delle Camere Penali e ne è stato per anni membro della Direzione Nazionale. Commendatore della Repubblica è stato per quattro anni anche Consigliere della Banca d’Italia e presidente della Croce Rossa Italiana della Provincia di Cuneo. Grande viaggiatore, aveva visitato 137 Paesi (sui suoi viaggi ha scritto tre libri) ed era socio del Club Internazionale dei Grandi Viaggiatori. Da anni si era specializzato nello studio della vita e della cultura africana. È stato collaboratore de “La Stampa” e di altre testate giornalistiche e radiotelevisive, fotografo e cineoperatore. La sua biblioteca personale consta di 18.000 volumi ed aveva raccolto una grande collezione d’oggetti d’arte da tutto il mondo. 

“Una persona straordinaria, che ho avuto la fortuna di conoscere quando mi sono affacciato al mondo cittadino di Cuneo – ha detto il sindaco di Cuneo Federico Borgna, subito dopo aver appreso la notizia – . Ha saputo trasferire il suo spirito di grande viaggiatore in un’effervescente proposta per la promozione del territorio”. 

E il presidente della Camera di Commercio di Cuneo, Ferruccio Dardanello, che ne è stato grande amico: “Sono costernato. E’ stato un uomo incredibile. Uno straordinario avvocato, principe del Foro come pochi altri nella storia cuneese. Un viaggiatore unico nel panorama dei grandi viaggiatori italiani. Amante della sua terra, che ha raccontato con una dovizia di aggettivi e con un entusiasmo tale che faceva diventare belle anche le cose mediocri. Un caro amico a cui ho riconosciuto, di recente, l’ultimo sigillo d’Oro, forse una delle ultime gioie che ha potuto vivere. Lo ricordo con immenso rimpianto. Perché di uomini simili ne nascono pochissimi”.

 

Solo un paio di mesi fa, era stato insignito della medaglia d’oro, per i suoi 50 anni di toga.

Il Consiglio dell’Ordine, a nome di tutti gli avvocati del nostro Foro, esprime il proprio cordoglio alla famiglia e ai Colleghi di Studio.

(P.R.)

 

__________________________________________

DA TARGATO CN DEL 18 NOVEMBRE 2015

Articolo pubblicato alla vigilia della consegna della Medaglia d’Oro per i 50 anni di toga.

Commenti chiusi